Vigneti Valtellina: costruzione, espansione e abbandono dei vigneti

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Vigneti Valtellina: costruzione, espansione e abbandono dei vigneti

COSTRUZIONE DEI VIGNETI

La richiesta del mercato, l’aumento della popolazione, il bisogno dei contadini di produrre una certa quantità di vino (parte da vendere per pagare il canone d’affitto dei terreni e parte per l’autoconsumo) sono tutti fattori alla base della nascita del sistema agricolo valtellinese.

Questo sistema era basato, oltre che sulla policoltura (cioè la coltivazione, in ogni azienda, di tutti i prodotti necessari al sostentamento del nucleo familiare), sul frazionamento e la costruzione vera e propria di nuovi terreni agrari, dal momento che quelli dei conoidi e delle pendici meno ripide dei versanti erano già tutti utilizzati.

Questo divenne un fenomeno straordinario. I dati statistici di cui disponiamo oggi testimoniano come sul versante esposto al sole, cioè quello più favorevole alla coltivazione della vite, il lavoro dei contadini abbia dato origine all’attuale paesaggio delle zone vinicole, grazie alla costruzione di chilometri di vigneti ben visibili percorrendo alcuni tratti della Strada dei vini.

Nonostante le periodiche crisi, la costruzione dei terrazzamenti continuò ad estendersi raggiungendo altitudini considerevoli e terreni poco idonei alla produzione di vini di qualità.

 

PROCESSO DI ESPANSIONE DEI VIGNETI

Il processo di espansione dei vigneti iniziò nel XV secolo, grazie al diffondersi dell’enfiteusi, cioè della concessione di terreni da parte dei proprietari a contadini che si assumevano l’impegno di curarli e apportarvi delle migliorie; fra queste vi era anche l’obbligo di mettervi a dimora delle viti.

Altra causa che favorì tale processo fu il distacco della Valtellina dal Ducato di Milano ed il suo passaggio, con Bormio e Chiavenna, alla dipendenza del Governo delle Tre Leghe. Questa regione Svizzera, che viveva principalmente di commercio di transito, ricca di prodotti caseari, ma povera di vino, favorì in Valtellina la coltivazione della vite, attivando un fiorente commercio verso il Tirolo, l’Austria, la Baviera e la Boemia.

Iniziò così la costruzione di un nuovo paesaggio agrario e la viticoltura divenne l’aspetto prevalente dell’agricoltura valtellinese. Nel XX secolo, a partire dagli anni ’50, purtroppo iniziò un progressivo abbandono dei vigneti. Vediamone i motivi.

 

ABBANDONO DEI VIGNETI

Diverse sono le cause che hanno favorito il processo di abbandono dei vigneti. Innanzitutto bisogna ricordare che la grande espansione dei terrazzamenti, culminata nel primo decennio del 1900, aveva interessato anche zone impervie, faticose da lavorare o situate in fasce altimetriche poco adatte alla produzione di vini di qualità.

Due furono i fattori principali: la migrazione verso i centri industriali e lo sviluppo della frutticoltura (quasi esclusivamente mele). Entrambe le scelte offrivano maggiori guadagni e richiedevano meno sacrifici, anche se la prima era più dolorosa perché comportava l’abbandono del proprio paese.

Meno vigne e più frutteti: il risultato? In pochi anni la superficie dei vigneti si era dimezzata. Fra gli anni ’60 e ’70 è avvenuto un ulteriore calo dovuto, oltre all’accentuarsi dei fenomeni precedenti, all’introduzione dell’Albo dei Vigneti e della Denominazione di Origine Controllata dei vini: le nuove esigenze di mercato richiedevano qualità.

A chi non ha voluto o potuto adattarsi non è rimasta altra scelta che abbandonare il vigneto o ripiegare sulla produzione per l’autoconsumo. Successivamente anche il lavoro part-time, che fino a qualche anno prima veniva svolto da persone impiegate in altri settori produttivi, è entrato in crisi contribuendo ulteriormente alla contrazione della superficie vitata.

Gli attuali 850 ettari coltivati dovrebbero ormai essere consolidati, ma se la viticoltura valtellinese, in considerazione degli alti costi di produzione, non venisse sostenuta economicamente, in futuro potrebbe incamminarsi su un’irreversibile crisi.

Le conseguenze? Il probabile dirupamento dei terrazzi che potrebbe degenerare in un grave dissesto ambientale ed ecologico, stravolgendo quel caratteristico paesaggio agrario che è stato costruito con fatica e sacrifici nel corso dei secoli.

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